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L’idea di dare vita ad un momento di riflessione e approfondimento sulle tematiche di liberazione animale e della terra nasce perché riteniamo urgente e doveroso mettere in risalto, analizzando esempi concreti di lotte, la necessità di riconsiderare queste due pratiche di liberazione come parte di un percorso capace di minare le fondamenta di questa società.
Vogliamo sottolineare quindi la centralità ed il valore di questi due campi di intervento all’interno della lotta per l’ abbattimento delle logiche autoritarie e dei sistemi che essi hanno generato, contestualizzando nel capitalismo il sistema con cui dobbiamo scontrarci e riconoscendo nell’avanzata tecno scientifica il motore che consente il suo sviluppo e sopravvivenza.
Pensiamo che la critica debba necessariamente passare attraverso la pratica, per questo non è nostra intenzione fare di questo incontro la glorificazione di alcune teorie rispetto ad altre, vorremmo piuttosto preparare il terreno per generare una conflittualità diffusa, un tentativo quindi, di porre le basi per l’unità dei diversi fronti di lotta.
I nostri percorsi nel corso degli anni si sono sviluppati tra la specificità miope di alcune lotte ,che ci ha lasciato e ci lascia tutt'ora perplessi, e la ricerca eccessiva di una coerenza ideologica che troppo spesso da spazio solo alla riflessione. Di conseguenza, quello che pensiamo sia interessante affrontare è un approccio alle lotte, comprese quelle con obbiettivi specifici, che tenga conto non tanto delle differenze che caratterizzano le nostre priorità, bensì di quello che ci unisce verso un obbiettivo comune: l’abbattimento di questa maledetta società assassina. Le lotte per la liberazione animale ed ecologiste radicali, non potranno mai essere complete e tangibili se non supportate da una critica sociale, poiché è la società stessa che produce le dinamiche e logiche che portano allo sfruttamento in tutte le sue forme.
La storia ci insegna che un movimento è forte tanto più è coeso, il settarismo è controproducente e indebolisce tutti. Troviamo il tempo per cercare di gettarsi nella sperimentazione imprevedibile ed illimitata di una lotta che sappia tener conto della sostanziale unità del conflitto.
www.incontroliberazioneterra.org
Il Silvestre,
Equal Rights Forlì,
Coalizione contro le nocività,
Anarchici e anarchiche di via del Cuore
BARCELLONA - Con 68 voti a favore, 55 contrari e 9 astensioni, il Parlamento catalano ha approvato oggi il divieto delle corride in Catalogna, previsto dalla legge di iniziativa popolare promossa dalla piattaforma Prou! (Basta!). Il divieto entrera' in vigore a partire dal 1 gennaio 2012. La votazione e' stata celebrata come una ''vittoria storica'' dalle associazioni animaliste presenti al dibattito parlamentare e in attesa fuori dall'aula consiliare. La Catalogna e' la seconda regione spagnola, dopo le Canarie, ad aver messo al bando le corride.
L'abolizione della corrida decisa stamani dal parlamento della Catalogna ha scatenato la gioia degli animalisti presenti fra il pubblico dell'assemblea e ha gettato nella disperazione i numerosi "taurinos" (fan della corrida). Fuori dal parlamento, la polizia ha rafforzato il cordone che divide due gruppi di manifestanti, uno di favorevoli al provvedimento, l'altro di contrari, radunati già dalle prime ore della mattina. Con questa decisione la Catalogna diventa la seconda regione della Spagna a abolire gli spettacoli taurini, dopo l'analoga decisione presa dalle Isole Canarie nel 1991, anche se nell'arcipelago non si celebravano ormai corride da anni.
Nonostante gli "aficionados" di questo spettacolo fossero in netto calo, quello di oggi è un duro colpo per la "fiesta", che viene abolita in una delle regioni più importanti della Spagna. L'interdizione approvata - con uno scarto superiore a quello previsto (68 a favore, 55 contrari e 9 astenuti) - entrerà in vigore dal 1/o gennaio 2012 e si applicherà solo alla Plaza de toros monumental di Barcellona, l'unica ancora attiva in Catalogna.
"Ho votato contro l'abolizione perché credo nella libertà e avrei preferito che il proseguimento o meno delle corride fosse deciso tranquillamente dai costumi sociali dei catalani": lo ha detto il premier socialista della Catalogna José Montilla, il primo a comparire in conferenza stampa dopo l'abolizione della fiesta nella regione spagnola. Montilla ha detto di rispettare la decisione del parlamento, ha chiesto a tutti "moderazione" e "rispetto" e ha precisato di non voler usare il voto del parlamento come "termometro delle relazioni Spagna-Catalogna".
Per i portavoce della piattaforma animalista Prou! quello di oggi è invece "un successo che mostra il buono stato di salute della società catalana" e che "mette fine a cinque secoli di crudeltà". Il Partido Popular catalano ha annunciato dal canto suo che presenterà al Parlamento di Madrid un'iniziativa per dichiarare la corrida "festa di interesse culturale generale" e impedire in questo modo che le corti regionali possano abolire lo spettacolo taurino.

Fatti questi presupposti, passiamo a noi. Ci siamo insediati dall'inverno in questo paese abbandonato, sui monti della Laga, all'interno del parco nazionale. Attulamente siamo fissi in due, più altr* ragazz* di passaggio e stiamo coltivando gli orti e risistemando i ruderi centenari, di cui alcuni già abitabili. Assieme a noi un cane, due gatti e tre capre, liberati dal mattatoio e dall'abbandono. Ci sono molte case con tante opportunità di espandersi per vivere sul luogo: su alcune abbiamo accordi per risistemarle mentre altre sono da occupare. Assieme ad altr* ragazz* abbiamo scritto uno statuto al fine di creare un'associazione per difenderci meglio e rapportarci con l'esterno..
ROMA - Sabato 25 settembre 2010
CORTEO NAZIONALE CONTRO LA VIVISEZIONE
Ore 15.00 – Piazza della Repubblica
Per chiudere Green Hill e tutti gli allevamenti di animali destinati ai laboratori!
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Milioni di animali ogni anno vengono torturati nei laboratori di vivisezione, sottoposti ad esperimenti crudeli, sfigurati, ingabbiati, incatenati, legati ai tavoli operatori, avvelenati e lasciati soffrire e morire. Questa è la ricerca medico-scientifica portata avanti dai baroni della medicina, finanziata e avvallata dal governo. Una ricerca che prevede lo sterminio di un milione di esseri viventi nella sola Italia, ogni singolo anno. Giorno dopo giorno, agonia dopo agonia.
Questi esseri viventi sono prodotti su scala industriale dentro allevamenti specializzati, cresciuti in condizioni asettiche e creati come oggetti su cui accanirsi nella ricerca di non si sa quale soluzione ai
mali che noi stessi umani abbiamo provocato.
Green Hill di Montichiari (BS) è l’unico allevamento di cani “da laboratorio” rimasto in Italia, uno dei più grandi d’Europa. Da Montichiari mensilmente 250 cuccioli di beagle vengono spediti verso l’inferno dei laboratori farmaceutici di tutta Europa, per il profitto di una multinazionale della sofferenza che gestisce questo lager, l’americana Marshall Farm Inc.
Si tratta a tutti gli effetti di una fabbrica, dove questi animali non vedono la luce del sole, non toccano erba, non respirano aria naturale. Capannoni in cui sono stipati 2500 individui in attesa di un destino
atroce.
La chiusura di un lager come Green Hill è un imperativo che ha portato migliaia di persone a battersi in prima persona e scendere in piazza, per dire NO alla vivisezione e NO alla tortura. Avere fermato i folli piani di espansione di questo allevamento, che prevedevano la costruzione di altri cinque capannoni sotterranei in cui imprigionare ulteriori 2500 cani, è stato un primo grande successo, l’inizio di un cammino in cui molte
persone hanno finalmente scoperto di avere dentro di sé le potenzialità di fare la differenza ed essere parte di un cambiamento. Fermare i loro affari, smascherare chi ha legami con questo luogo di sofferenza, aprire
gli occhi sullo scottante problema della vivisezione, tenuto troppo a lungo nascosto, sono gli attuali obiettivi della campagna “Salviamo i cani di Green Hill”.
La lotta contro Green Hill sta assumendo sempre più importanza e valore simbolico dal momento in cui non ci troviamo solamente noi contro di loro. Non ci siamo infatti rinchiusi a Montichiari per una lotta ai ferri corti,
ma stiamo allargando il cerchio delle responsabilità di questa ignobile situazione, andando sempre più in alto, laddove qualcuno si arroga il potere di decidere delle sorti e delle vite di milioni di esseri viventi.
E proprio da queste persone vogliamo andare il 25 settembre con un corteo che ha una valenza storica significativa.
La chiusura di Green Hill potrebbe essere decretata in un attimo se dal Ministero della Salute avessero la decenza di far applicare a questo allevamento le norme della Regione Lombardia previste per tutti gli altri
allevamenti di cani. La stessa Asl regionale e la stessa Regione Lombardia hanno evidenziato una discrepanza nel caso Green Hill. Adesso l’ultima parola spetta al Ministero. Lo stesso Ministero che ogni anno autorizza esperimenti e decreta la morte degli animali, che autorizza sul territorio
italiano la presenza di multinazionali della sofferenza che allevano animali per il solo e unico scopo di farli torturare a morte.
Qualcosa si smuove e il problema sta diventando tangibile anche per loro, che stanno attendendo le nostre mosse.
Sabato 25 settembre dobbiamo essere di nuovo in tanti, tantissimi, con l’intenzione di arrivare fino al Ministero. Manifesteremo per far sentire la voce di chi è rinchiuso in una gabbia o in un laboratorio, per
pretendere la chiusura di Green Hill e di tutti gli allevamenti, per dire NO alla vivisezione, per far vedere che non siamo più disposti ad attendere oltre. Per cambiare finalmente qualcosa!
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APPUNTAMENTO:
SABATO 25 settembre – Ore 15.00 – Piazza della Repubblica - ROMA
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Per maggiori informazioni: www.fermaregreenhill.net – roma25settembre.wordpress.com
>>Al momento sono previsti pullman da Brescia, Milano, Torino, Bologna, Firenze, Napoli/Caserta e dalla Puglia. Altri pullman saranno confermati a breve e i contatti visibili sui nostri siti. Se volete organizzare un
pullman dalla vostra città contattateci alla mail info@fermaregreenhill.net
BRESCIA: brescia25settembre@yahoo.it
MILANO: milano25settembre@yahoo.it
TORINO: torino25settembre@yahoo.it
PUGLIA: puglia25settembre@yahoo.it
NAPOLI/CASERTA: napoli_caserta25settembre@yahoo.it
RIMINI: rimini25settembre@yahoo.it
>>PUBBLICIZZA IL CORTEO
Scarica dalla pagina “materiale” del nostro sito www.fermaregreenhill.net il banner e pubblicalo sul tuo sito, blog o sulla tua pagina Facebook. Diffondi quanto puoi questo appello.
Chiedici poster e volantini pubblicizzanti il corteo da diffondere nella tua città.
All' inizio di ottobre comincerà il campo antibracconaggio del CABS su Cipro. Saranno 5 volontari italiani a realizzare il lavoro di monitoraggio e contrasto dell'uccellagione sull'isola. Il CABS è presente sull'isola dal 2001, ma fino ad oggi ha realizzato solo campi in primavera. Con il 2010 apriamo la stagione dei campi autunnali: in questo periodo infatti il bracconaggio è estremamente intenso e le catture numerosissime. Compito dei volontari sarà anche quello di registrarne la magnitudine.
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I dati del campo verrano elaborati e un dettagliato dossier sarà inviato alla Commissione Europea nonchè alle autorità cipriote. Le azioni saranno gestite insieme alla nostra associazione partner "Friends of the Earth Cyprus" .
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In questa pagina web vi aggiorneremo sull'andamento delle operazioni.

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Firenze - Domenica 12 Dicembre - Piazza della Repubblica - ore 15.00/19.00
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Sono previsti pullman da varie regioni, al momento 5 mezzi sono sicuri e altri in allestimento:
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- da ROMA: Piero Liberati di ValleVegan - 329 4955244 - rigarestorto@gmail.com
- da GENOVA: Marina Rapisarda - 333 8741071 - vulcanomarino@libero.it
- da S. MARINO-BOLOGNA-RIMINI: Paolo - 335 5203696 - oppure: rimini12dicembre@gmail.com
- da NAPOLI/CASERTA: Mimmo 334 1142919 - mentechemente@gmail.com
- da GROSSETO: Paolo ( su facebook: technoterra grosseto) - 3281544997 - lu___pa@alice.it
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Sono in allestimento possibili autobus da Torino e Milano. Per info in merito contattate firenze25settembre@yahoo.it
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Ogni anno il consumismo chiede il suo tributo di corpi, sotto la guida del mercato, e del mito dell’apparenza. A pagarne le conseguenze maggiori sono i piu’ indifesi. I primi fra loro sono gli Animali. In milioni ogni anno vengono massacrati per il loro prezioso manto. Contrari ad ogni discriminazione fondata sulla razza, sul sesso o sulla specie, abbiamo indetto una manifestazione nazionale contro l’industria delle pellicce. Questa lotta fa parte di una lotta piu’ ampia contro le logiche di sfruttamento di tutti gli esseri viventi. Riteniamo inaccettabile concepire come mera risorsa economica chiunque sia senziente, dunque un soggetto e non un oggetto. Parallelamente, reputando impossibile e incoerente una giustizia separata fra tutti coloro che abitano la terra, i movimenti aderenti rifiutano ogni forma di fascismo e totalitarismo e ogni forma di discriminazione di qualunque provenienza ideologica, verso animali umani e non umani. Gli organizzatori precisano che la manifestazione dovrà essere pacifica e non violenta invitando a desistere dalla partecipazione chi volesse portare all'interno della stessa, slogan o atteggiamenti contrari a tale spirito. Convinti che l’informazione sia un diritto di tutti, nonché l’unica base legittima per operare una scelta, abbiamo deciso di organizzare delle proiezioni di sensibilizzazione su un maxischermo di 12 mq. Invitiamo tutti coloro che si riconoscono in questi principi, a prendere parte all’evento.
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Aderiscono:
ANIMALISTI ITALIANI Onlus - ANIMALS ASIA FOUNDATION - A.P.A.S. - Associazione Protezione Animali Sanmarinese - A.P.D.A. Torino - Associazione per i Diritti degli Animali - A.S.A.V. Associazione Salvezza Animali Versilia Onlus - A.V.A. - Associazione Vegetariani Animalisti Onlus - A.VA.P.A. - Associazione Protezione Animali della Valle d'Aosta Onlus - CAMPAGNE PER GLI ANIMALI - CEDA - Comitato Europeo Difesa Animali Onlus - GUIDA VERDE S.O.S. ANIMALI - LAMENTO RUMENO - LAVERABESTIA.ORG - L.I.D.A. - Lega Italia dei Diritti dell'Animale Onlus - LO SCUDO DI PAN Onlus - MOVIMENTO ANTISPECISTA - MOVIMENTO NAZIONALE UNA - NO ALLA CACCIA APS - O.I.P.A. - Organizzazione Internazionale Protezione Animali Onlus - PRO ANIMALS Onlus - PROGETTO VIVERE VEGAN Onlus - VALLEVEGAN - VEGETALIANA - WWF Firenze - Aderiscono anche i Verdi della Toscana e Sinistra Ecologia e Libertà
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Il business delle pellicce comporta ogni anno l'uccisione di 200 milioni di Animali, che servono l’uomo con il loro corpo per soddisfarne la vanità. Spesso scuoiati vivi e reclusi in veri e propri lager, poi compaiono ogni anno nelle vetrine delle vostre città, da dove è impossibile udire la loro silenziosa agonia. La maggior parte degli Animali selvatici è catturata con le tagliole; queste scattano violentemente sull'arto e l'Animale non ha più scampo. In alcuni casi, in preda al terrore e alla sofferenza, per liberarsi si strappa l'arto a morsi, morendo dissanguato. In altri, intrappolato, patisce una lunga agonia che può solo essere abbreviata dall'arrivo dei suoi aguzzini. Le pellicce di foca, richiedono le pelli candide dei cuccioli, ogni anno ne vengono uccisi circa 400.000. I piccoli vengono bastonati e scuoiati vivi, di fronte agli occhi delle madri che spesso cercano di proteggere la prole facendo loro scudo con il proprio corpo. Gli Animali d'allevamento sono costretti a vivere rinchiusi in minuscole gabbie; molti di essi si spezzano i denti contro le sbarre, altri si automutilano o muoiono a causa dei violenti colpi che prendono, divincolandosi, contro le pareti della loro prigione; numerosi i casi di autolesionismo o i casi di soggetti che, impazziti, ripetono ininterrottamente lo stesso inutile movimento. L’uccisione, alla fine di una vita di sofferenze, avviene tramite metodi il cui unico scopo è quello di non rovinare la “preziosa” pelliccia: elettrocuzione anale, colpo contundente al muso, rottura delle ossa cervicali, gasazione. Questi sono alcuni dei metodi più comuni negli allevamenti europei. L'elettrocuzione viene utilizzata per uccidere le volpi: tramite due elettrodi metallici viene inflitta all'animale una scossa di circa 200 volt: una morte che molto spesso arriva fra atroci sofferenze.
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Ogni pelliccia inquina e gronda sangue: Il settore conciario è conosciuto come uno dei settori a maggiore impatto ambientale. La lavorazione di pelle e pellicce, necessita di un consumo idrico elevatissimo e dell’impiego di numerose sostanze chimiche, tossiche e cancerogene, che finiscono poi per essere immesse nell’ambiente circostante. Il numero di Animali necessario a confezionare una pelliccia è in media di 300 Ermellini, 180 Scoiattoli, 50 Visoni, 12 Cani, 25 Gatti. Oggi, vanno sempre più di moda, capi di abbigliamento rifiniti con pellicce. Vengono acquistati anche per vestire i bambini, ignari della sofferenza che indossano. Lo sanno? E tu? Ora lo sai.
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Tutti gli Animali provano come noi paura e dolore, tutti amano la vita, tutti temono la morte. Siamo assuefatti a ignorare il loro sfruttamento come la loro uccisione e sempre per il nostro tornaconto. Possiamo fare a meno di soggiogarli ma l’abitudine e l’ignoranza non portano al cambiamento. Basterebbe un po' più d'informazione e di empatia, per accorgersi di come sia facile sostituire tutti i prodotti di origine Animale e per capire quanto sia atroce allevarli, vivisezionarli, utilizzarli per il nostro divertimento nei palii, nei circhi e negli zoo. Oggi possiamo contare su tanti prodotti liberi da sofferenza. Quando scegli cosa mangiare, come vestirti o cosa finanziare, puoi decidere tu: Non renderti complice di un massacro.
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Sabato 18 verrà presentata ValleVegan!
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El encuentro tendrá lugar en el Centre Social Okupat Autogestionat La Teixidora
Marià Aguiló, 35 -
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Habrá un espacio con diferentes exposiciones y se habilitarán mesas para las distribuidoras (las distris que quieran participar, contactar con nosotros por correo al mail del encuentro: encuentroporlaliberacionanimal@riseup.net ; para poder organizar lo mejor posible el espacio con antelación).
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También se habilitará un espacio en el mismo lugar donde se celebra el encuentro para la gente que quiera venir y no tenga donde dormir. Insistimos en que la gente agote todas sus posibilidades antes de quedarse a dormir en La Teixidora (lugar del encuentro). En el caso de que no quede otro remedio, contactar con nosotros mediante el correo electrónico del encuentro: encuentroporlaliberacionanimal@riseup.net
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Encuentro por la liberacion animal.
Actualmente, donde la explotación tanto animal no humana como humana es brutal y devastadora, donde la verdadera cara del poder y la dominación quedan cada vez más claramente al descubierto, consideramos que hay motivos suficientes para intentar con más fuerza que nunca retomar una lucha en algunos ambientes casi olvidada. Un concepto base, el antiespecismo, tan poco interiorizado, pero que nos une con el resto de animales, es básico si nuestro objetivo es un cambio profundo y real en nuestra forma de entender, vivir y luchar por la recuperación de nuestra vida.
Son estos algunos de los motivos por los que nos hemos decidido a organizar estas jornadas, que pretenden ser un punto de encuentro, de intercambio de ideas y de discusión para todxs aquellxs que pensamos que la lucha por la liberación animal no sólo pasa por ser veganx. Hemos intentado darle un contenido práctico a estas jornadas, abordando algunos de los puntos que nos parecen más importantes para construir un movimiento firme que nos dote de las herramientas más eficaces para conseguir nuestros objetivos. Para ello hemos contactado con personas que creemos están llevando a cabo interesantes proyectos en el ámbito de la liberación animal (campañas, santuarios, investigaciones, etc.) y que consideramos que su experiencia puede sernos enriquecedora.
Por ello, os invitamos a todxs a acudir a estas jornadas con el ánimo de participar y no ser simples oyentes y con la esperanza de que este tipo de encuentros y prácticas sean algo continuo y permanente.
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¡Un saludo y ánimo!
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Bilancio del campo antibracconaggio a Brescia 2010
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Cinque settimane contro gli uccellatori delle valli bresciane con I volontari italiani ed europei organizzati dal Comitato contro l’Uccellagione - CABS e che operano in stretta collaborazione col Nucleo Antibracconaggio del Corpo Forestale dello Stato. (10/11/10)
1. Introduzione e risultati
Con la giornata di sabato 6 novembre si è concluso l’annuale campo antibracconaggio del CABS a Brescia, un campo particolare, che ha visto il forte impegno di 67 volontari provenienti da diversi paesi, Italia, Germania e Inghilterra, ma anche provenienti da diverse associazioni, riuniti nello sforzo comune di portare alla luce, denunciare e contrastare il dilagante bracconaggio delle valli bresciane.
Lo definiamo dilagante perché l’illegalità venatoria a Brescia è ancora e sempre la norma, ancora fin troppo protetta dalla complicità della politica provinciale. Di fatto però è vero che grazie alla presenza dei volontari e del N.O.A. alcune forme di bracconaggio si stanno estinguendo, come quella degli archetti.
Le operazioni sono cominciate il 3 ottobre e durate 5 settimane: i volontari hanno perlustrato capillarmente le aree di bracconaggio della Valcamonica, Valtrompia e Valsabbia, da Gussago a Monte Campione e dal lago d’Iseo fino al lago di Garda.
Ogni giorno da 3 a 7 teams sono usciti in perlustrazione intorno ai capanni da caccia, nei boschi o intorno alle case. Alla fine del campo un totale di 3.161 trappole sono state rimosse. Nello specifico:
1.228 archetti,
802 trappoline a scatto “sep”
115 reti
15 trappole “prodine”
1 laccio per ungulati
171 uccelli da richiamo hanno visto di nuovo la libertà.
2. Analisi dei dati
In questo un pettirosso appena mortoQuesti numeri in sè sono relativamente poco elevati, minori comunque di quanto rinvenuto e rimosso nel 2009 (2.159 archetti, 167 reti, 340 sep) e di gran lunga minori dei quasi 13.000 archetti rimossi nel 2001. Ebbene questo è il segno di una vittoria, una fra le più grandi ottenute dal movimento ambientalista sul campo.
Come già annunciato negli anni passati, l’uso degli archetti sta scomparendo a Brescia: questo tipo di trappole particolarmente cruente sono oramai rare nelle valli e retaggio ormai soprattutto di persone anziane che si accaniscono a torturare i pettirossi nonostante la quasi sicurezza di venire prima o poi sorpresi dalla forestale. I mille archetti rinvenuti quest’anno sono stati scoperti dunque in località isolate, mai controllate prima, dove il bracconiere di turno pensava di poter contare sull’impunità grazie all’isolamento territoriale.
Grosse tese di archetti - alcune delle quali anche in mano a veri profesisonisti del bracconaggio - si sono trovate sopra Vaghezza, in Valvestino, a Zone, Brione, Irma, a Lumezzane e in Val d’Opol.
Per le cosiddette “sep” invece il discorso è diverso: queste trappoline sono state viste facilmente in vendita sottobanco nei negozi di caccia e pesca, nelle armerie e uccellerie (in tutti i casi abbiamo avvisato le forze dell’ordine, facilitando non solo la denuncia dei proprietari, ma portando allo smascheramento di alcuni traffici di uccelli da richiamo illegalmente catturati che facevano capo agli stessi negozi). Ne risulta che l’uso del sep come alternativa all’archetto è ormai affermato. I sep vengono piazzati nei giardini, nei cortili, addirittura nei parco giochi, insomma nei pressi delle abitazioni con estrema frequenza. I volontari del CABS si sono concentrati su questa forma di bracconaggio e difatti numerosi siti di cattura con i sep sono spuntati fuori in luoghi inaspettati. Ma non solo: persino in siti tradizionalmente di archetti le sep appaiono a sostituirli. Vi sono bracconieri che piantano un palo nel sentiero come per mettervi sopra l’archetto e invece vi inchiodano sopra il sep. Il sep non è amato solo dal trappolatore tout court, ma anche dai cacciatori: in ben 3 casi i sep erano infatti nel bel mezzo del capanno, fra le bacche e gli uccelli da richiamo.
Non ci stancheremo mai di dirlo abbastanza, ma la caccia e il bracconaggio a Brescia vanno chiaramente a braccetto. Questo connubio è evidente soprattutto per quanto riguarda le reti, continuamente poste in vicinanza dei capanni. Addirittura, in due casi a Pezzoro due capannisti sono stati visti rimuovere in tutta fretta le reti prima di tornare a nascondersi nei capanni, mentre nei pressi di Lumezzane una rete era nuovamente tesa nel mezzo del capanno da caccia. Per questa ragione le reti a Brescia non accennano a diminuire e il numero di quelle rinvenute varia ogni anno fra le 100 e le 170 (si tenga presente che le reti sono estremamente difficili da vedere e il loro rinvenimento richiede una buona dose di fortuna).
3. Casi interessanti
Fra le centinaia di rinvenimenti e operazioni svolte nel 2010, alcune sono di particolare rilevanza:
Roé Volciano: durante un sopralluogo in un negozio di armi, un collaboratore del CABS osserva che i sep vengono venduti sottobanco ai clienti. Viene avvisato il Corpo forestale dello Stato che nei giorni seguenti effettua un sopralluogo. Durante il controllo non solo emergono centinaia di sep pronti per la vendita, ma anche un’ottantina di uccelli da richiamo (crocieri, lucherini, passere mattugie, storni, allodole, fringuelli) senza anello, quindi provenienti da bracconaggio e pronti per essere immessi nell’enorme mercato nero dei richiami.
Roé Volciano: durante un giro nella zona di Villanuova un team del CABS arriva nei pressi di una voliera dove vengono detenuti fringuelli, peppole, nonché tordi e una tordela. Ad un attento esame col binocolo si osserva che molti di questi non presentano anelli alla zampa. Poco distante si scopre anche una rete da uccellagione chiusa in un sacchetto. La proprietà è segnalata alla Forestale che nei giorni successivi effettua il sequestro del materiale. Secondo indiscrezioni si viene a sapere in paese che il verbalizzato è un “allevatore” del FOI, che invece che allevare gli uccelli, li cattura con le reti... la punta di un iceberg...
Serle: durante una passeggiata un volontario della LAC rinviene una rete da uccellagione in un giardino cintato. Dopo un ulteriore esame si scoprono anche dei sep appesi agli alberi. Contattata la forestale di Gavardo, gli agenti intervengono immediatamente, sequestrando nella minuscola proprietà 2 reti, 15 sep e alcuni uccelli protetti detenuti in voliera. In casa appaiono altre reti da uccellagione oltre ad altri sep e una sessantina di pettirossi, capinere e fringuelli surgelati. Non tanto grande è lo stupore quando si scopre che la casa è la dimora del roccolatore ufficiale della Provincia.... bracconiere anche lui.
Bione: nel cimitero del paese i volontari rinvengono e rimuovono un roccolo illegale con 5 reti e 13 richiami vivi (passere scopaiole, lucherini, merli, pettirossi). È il roccoletto illegale più grande rinvenuto negli ultimi anni dal CABS. Gli uccelli da richiamo vengono in massima parte liberati il giorno dopo alle Torbiere d’Iseo, mentre i più malconci sono inviati al Centro di Recupero di Modena.
Un altro roccoletto con 2 reti, alcune trappoline e una decina di richiami è scoperto dai volontari dietro una casa, in un terreno recintato ad Agnosine. Sorpresi dal proprietario, i due volontari tedeschi contattano la Polizia provinciale e rimangono sul posto con le telecamere accese, per evitare che la prova del reato scompaia. Dopo alcune ore si libera una pattuglia che interviene a rimuovere le reti e liberare gli uccelli. Il proprietario della casa viene denunciato per uccellagione.
4. Cacciatori dediti al bracconaggio
Il 2010 è un anno di trionfo per la lotta alle deroghe: dopo 20 anni di prepotenza venatoria finalmente fringuelli e peppole sono stati messi legalmente al riparo dai provvedimenti illegittimi della giunta regionale.
Ciononostante per i piccoli migratori le cose non sono andate molto diversamente. Come ogni anno infatti i volontari non hanno potuto fare a meno di osservare l’abitudinale mattanza di peppole e fringuelli (più pispole e migliarini nella bassa bresciana). I capannisti hanno provato in tutti i modi di cacciare le specie non cacciabili: esponendo comunque i fringuelli di richiamo, tenendoli nascosti ma facendoli cantare in una stanza vicina, utilizzando richiami elettroacustici. Di fatto tutti i capanni visitati avevano al suolo spiumate di peppole e fringuelli, mentre una ventina di esemplari di queste specie sono stati raccolti intorno ai capanni, feriti o morti.
Molti cacciatori hanno addirittura chiamato la Provincia per chiedere quale fosse l’ammenda per abbattere una specie protetta, mentre altri sono stati sentiti gridarsi da capanno a capanno: “Fino a 5 fringuelli paghi solo, da sei è penale”. (In realtà secondo due recenti risoluzioni della Cassazione anche l’abbattimento di un solo fringillide costituisce reato). È facile valutare che a causa dei lassissimi controlli più di un milione fra peppole e fringuelli sono stati comunque abbattuti nelle sole valli bresciane.
5. Guardie venatorie WWF e N.O.A.
Il Nucleo Operativo Antibracconaggio ha svolto brillantemente il suo lavoro ancora una volta. Presente per tutto il mese di ottobre, questo gruppo di forestali, professionisti dell’antibracconaggio, hanno denunciato 119 persone per reati connessi all’uccellagione, sequestrato 34 armi, 726 sep, 1931 archetti, 83 reti, 19 richiami acustici, 889 uccelli morti e hanno liberato 461 uccelli illegalmente detenuti.. La grande efficienza di questo corpo ha dato filo da torcere agli uccellatori bresciani, non a caso infatti l’ANUU (Associazione nazionale uccellatori e uccellinai) ha tentato sulla stampa locale di screditare i forestali, sperando di poter riconquistare negli anni quell’agognato clima di impunità per cacciatori e bracconieri.
Anche le guardie del WWF sono tornate ad essere presenti sul territorio, partecipando al campo antibracconaggio con una decina di collaboratori. Seppure non con gli stessi risultati del 2006, quando venivano denunciati 150 cacciatori in attività di bracconaggio, ciononostante nel 2010 si sono denunciati 26 cacciatori, sequestrando 23 fucili, 21 richiami elettromagnetici, 38 sep, 3 reti, 2 bacchettoni di vischio e più di 100 uccellli fra vivi e morti.
Particolarmente interessante è stata la possibilità che hanno le guardie WWF di scoprire ciò che si cela quotidianamente dietro la pratica venatoria bresciana. In un caso ad esempio le guardie hanno sorpreso in tarda mattinata 5 cacciatori che sparavano da capanno presso uno stagno: al controllo dei carnieri sono spuntati fuori 61 uccelli abbattuti, tutti protetti (soprattutto migliarini di palude, ma anche ballerine e fringuelli). In un altro caso un cacciatore è stato sorpreso mentre controllava la sua rete, situata a poca distanza dal capanno. Arrivati nei pressi di questo, il carniere di mezza giornata è risultato essere 22 pettirossi, 13 fringuelli, 2 lucherini, 1 capinera. Non una specie cacciabile, neanche per sbaglio....
6. Passeri nei supermercati
Nonostante le pressioni di LAC e CABS non vi è ancora nessuna volontà da parte delle forze di polizia di contrarrestare il fenomeno sempre più diffuso della vendita di passeri tunisini nei punti vendita. Ormai anche nelle catene Simply si trovano i passeri surgelati. Eppure c’è una sentenza della Corte di Lussemburgo che dice che sono protette le specie di uccelli europee, anche se appartenenti a popolazioni ubicate al di fuori del territorio dell’UE. In aggiunta vi sarebbe da dire che questi sono comunque bracconati in Tunisia, visto che l’uso di reti e vischio sono altrettanto illegali lì come da noi.
7. Ringraziamenti
Il CABS ci tiene a ringraziare di cuore tutti i partecipanti al campo antibracconaggio, i volontari della LAC che hanno messo a disposizione la loro immensa esperienza sul campo, P.B. e P.C. che ci hanno permesso di arricchire e migliorare le nostre conoscenze del bracconaggio, il C.S.A. di Modena che ha preso in custodia gli uccelli bisognosi di cure, i volontari di Vallevegan, il coordinamento ambientalista bresciano per l’accompagnamento logistico e mediatico, le guardie del WWF per il loro insostituibile impegno e nella speranza che siano ogni giorno più numerosi ed efficaci, infine tutti i volontari inglesi e tedeschi, le guardie toscane e emiliane e quanti hanno dato energia alle operazioni. Grazie!
(Fonte: Comitato contro l'Uccellagione)
La mia camera da letto ha una grande finestra, una vetrata che dà direttamente su una vallata movimentata, collinosa e che dolcemente digrada verso un orizzonte nebbioso di smog ai confini con Roma; le mattine piovose il vento scivola sui campi trasportando gocce e foglie e nelle giornate di sole è una esplosione di verde e giallo, colori talmente accesi che pare penetrino sino dentro la terra per riaffiorare densi di profumi e storie. Io in questa rappresentazione sempre diversa vedo il mondo, il pianeta, vedo una fetta, un frammento dei milioni di respiri che incessantemente si intrecciano e si sfiorano, alimentando un turbine di palpiti e suoni che abitano un’unica casa. Nascere in un qualsiasi luogo del pianeta può essere determinante per il nostro destino, oppure non significare assolutamente nulla, quel nulla che spinge per inerzia milioni, centinaia di milioni di umani verso una vita fatta di abitudini, spesso cattive peraltro, di incoscienza, di crudeltà, di prepotenza. Abitiamo una casa, un luogo magico, dove non siamo soli, condividiamo attimi di esistenza all’unisono; nello stesso istante in cui inalo ossigeno miliardi di altri esseri lo fanno, in altri luoghi, luoghi nascosti, profondità marine o strisce di cielo, grotte sconosciute o corridoi sotterranei, seppure su alture inarrivabili, quei respiri sono un unico battito, un unico cuore, gigantesco e meraviglioso. Abitiamo una casa con pareti sgretolate e pavimenti divelti, dove i nostri coinquilini sono spesso senza cibo, vivono per stenti perché teniamo sotto chiave le provviste e dove non si è mai sazi di quello che si consuma. Il giardino è un luogo prezioso, dove le piante arrivano finanche a toccare le nuvole e dove ogni essere vivente, di qualsiasi dimensione sia, occupa uno spazio, un piccolo spazio tutto suo, che dovrebbe garantire la sua sopravvivenza e dove ritagliarsi momenti di luce e buio; in questo spazio entra l’umano, a rubare buio e luce, a rubare cibo e minuti, a rubare i respiri. Sopravvivere o vivere? Quale umano non si sentirebbe angosciato al pensiero di dover “sopravvivere” ad una guerra, una carestia, un cataclisma? Quale animale non umano, da quando gli umani abitano il pianeta, può sentirsi libero di vivere e non di “sopravvivere”? Abitiamo una casa dove diritti e doveri non sono pari, dove lo spazio si conquista con la forza e senza coraggio, dove illusioni di possesso e prestigio sono al di sopra della coscienza, dove il rispetto e la libertà sono suoni senza note. Libertà…. Libertà di scegliere, ecco cosa mi pare possa essere un buon inizio; scegliere di conservare, di preservare, di lasciar vivere ed amare, libertà di agire per l’altro oltre che per se stessi. L’unica eccezione è scegliere per chi non ha voce, liberare scegliendo per gli oppressi, i deboli, le vittime, annullare l’ego malato di violenza e potere, annullare il centrismo attraverso il quale tutto è niente, tranne l’Io. Un diritto fatto di doveri, diritto non acquisito ma meritato. Ogni mattino, quando i sogni si interrompono bruscamente e la luce fioca e timida inizia a scaldarmi, il mio primo respiro è per il mondo, per il mondo che ho dentro e lascio uscire, per il mondo che comunica e grida, per il mondo che desidero e vorrei fosse… desideri! Abitare una casa è una responsabilità, soprattutto quando in quella casa transitano milioni, miliardi di vite, innumerevoli e vibranti esseri che si intrecciano, si incontrano, si conoscono o si ignorano ma comunque vivono e calpestano lo stesso terreno. Il futuro ha il sapore dell’ inesplorato, dell’oscura e tagliente visione di un lontano inganno, tranne quando disegniamo e costruiamo il futuro che vogliamo che sia, ogni frammento è saldamente legato ad un altro, ogni singolo battito è il battito che prosegue in un altro, un concerto di emozioni e fremiti. Ogni essere ha diritto di abitare un luogo, ogni essere ha diritto ad essere libero, ogni essere merita di avere questo diritto… domanda: quale diritto ha l’uomo all’interno di questa casa, temporaneamente abitata, transitoriamente occupata e prepotentemente requisita?



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CIELI SILENZIOSI di Jonathan Franzen, The New Yorker, Stati Uniti
La pioggia cade, ritmica, incessante, una giornata come tante, una considerazione diversa che viene dal cielo, dall’idea di una nube che dall’altra parte del globo ha iniziato il suo viaggio, una nube radioattiva, che imperturbabile viaggerà sul destino del mondo; sorvolerà foreste, deserti, radure, offuscherà giornate di quotidiana incoscienza. Animali inconsapevoli, già vittime dell’umanità, subiranno l’ennesimo affronto, prepotenza e abuso come di consueto si ramificheranno verso un’epoca di degrado e cecità culturale. Fukushima è l’ultima delle prove che l’uomo consideri il pianeta un palco di esperimenti, un luogo da occupare senza pensiero alcuno nei confronti della natura che tanto prepotentemente si sta riappropriando di sé, luoghi che si contaminano e si devastano nella stolta convinzione che ogni frammento di questa “casa” è da circondare, confinando la bellezza in luoghi ristretti che si sgretolano al solo pensiero. Dal 1952 al 2007 ci sono stati 137 incidenti nucleari. Il 26 aprile 1986, impossibile dimenticare la catastrofe di Cernobyl, in Ucraina, 25 anni di contaminazioni, di nascite deformi, di mutazioni genetiche, di disastri ambientali. La cosa di cui sono stupita, che mi disorienta e inquieta allo stesso tempo è: come ha fatto un popolo devastato da un disastro come fu Hiroshima e Nagasaki, che ha pagato duramente le conseguenze della decisione americana, crudele e lungimirante ( nella quale era sicuramente previsto il crollo di una società da punire) che ha dovuto lottare per ricostruire un sistema ed una società tecnologicamente avanzata, un popolo che ha visto e toccato le conseguenze e la pericolosità del nucleare, permettere di ristabilire una tecnologia tanto pericolosa quanto incontrollabile? Popolo incosciente, ecco cosa credo, che nel corso degli anni si sia dimenticato e abbia appeso come una cartolina scolorita quel tragico evento, che si sia archiviato nella memoria, sottraendolo ai danni del tempo ed alla coscienza, avvicinandosi pericolosamente all’inevitabile. Il danno è fatto, ora un popolo piange, ignaro forse delle responsabilità, del Governo primo fra tutti, delle generazioni che hanno subito l’Autorità di una cultura dell’oppressione, non ha saputo opporsi alla catastrofe; un popolo che ha rinnegato un passato deresponsabilizzandosi, dismettendo i costumi militari fatti di arroganza e violenza nazista, piangendo per il torto commesso e non considerando le reali conseguenze delle proprie azioni. L’uomo costruisce, l’uomo modifica, l’uomo distrugge, schiavizza e possiede, la natura ha un ruolo marginale nell’esistenza degli uomini che continuano a sovrastare le leggi che dovrebbero equilibrare nel tempo ogni forma di esistenza. L’imperatore Akihito va in televisione, si dichiara preoccupato, tre esplosioni al reattore Due in cinque giorni, incendio improvviso al reattore Quattro, naturale che l’Imperatore si dichiari preoccupato, non era meglio preoccuparsi prima di seminare centrali nucleari su tutto il paese? In Italia la Prestigiacomo dice che le nostre centrali sono “modernissime” (termine altamente scientifico) e non hanno niente a che vedere con quelle giapponesi, avete qualche dubbio a riguardo? Ricordo perfettamente il Referendum del 1987, nel quale si discuteva sui contributi ai Comuni ospitanti centrali nucleari, riguardo la possibilità della collaborazione dell'Enel nelle costruzioni di centrali all’estero e riguardo la possibilità dello Stato ad intervenire nel caso in cui un Comune non concedesse un sito per l’apertura di una centrale, ebbene in tutti e tre i casi la percentuale degli italiani favorevoli all’abrogazione viaggiava intorno all’80%, qualcosa mi fa intuire che la percentuale in questi giorni sia aumentata. Nelle nostre mani è il futuro di un pianeta in lacrime, senza l’arroganza e l’egoismo che ci fa pensare ai soli umani, vittime di questi eventi, piccolo universo che è connesso con le foreste, con gli animali, con gli oceani ed i cieli e dovrebbe essere, questo destino, affidato al solo equilibrio di un sistema che da sé sopravvive perfettamente, le nostre mani sono inaffidabili, i nostri modi da mercenari del futuro vanno mutati, va mutata la convinzione di possedere il pianeta, con ogni forma di vita che lo abita, le nostre mani che vanno rivolte al cielo per chiedere scusa, fermarsi a riflettere, meditare sulla coerenza e sul rispetto. Cosa aspettiamo? Aspettiamo forse di rintanarci in piccoli rifugi antiatomici, costruiti ad hoc solo per le nostre famiglie? Pensare al nostro piccolo, inutile ed egoistico sistema sociale, che ci inculca di tenerci strette le nostre conquiste, il lavoro, la carriera i bei voti all’università dei nostri figli senza futuro o finalmente andare oltre, vedere la realtà per quello che è, un mondo vuoto, una rappresentazione virtuale dei valori che si stanno dissolvendo, un pianeta sommerso da cose inutili ed obsolete; panta rei, tutto scorre e scorre in questo fiume di disgrazie anche la mia rabbia e la voglia folle di cambiare un mondo che merita di resistere.
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Ora il quesito è risolto: i bracconieri trappolano ogni giorno sulla Piana e sono anche una decina di persone, se non di più, ma lo fanno per poche ore durante la giornata, quando hanno la certezza che né i volontari, né la forestale si trovino sulla Piana! Durante questo primo sopralluogo 3 trappolatori vengono infatti fotografati e filmati mentre spennano i piccoli uccelli catturati e raccolgono le trappole a fine giornata.
Le luci dell'alba del primo giorno di campo illuminano così le facce sbigottite di 12 cacciatori, sorpresi dall'arrivo improvviso dei volontari. Nonostante il fuggi fuggi generale, uno di essi è fotografato e viene deferito all'autorità giudiziaria per caccia in periodo di divieto. Nei due giorni successivi, mentre un team della LAC presidia costantemente la Piana per evitare il ripetersi di episodi di bracconaggio, un secondo gruppo, accompagnato da una guardia venatoria volontaria dell'associazione, si sistema nei pressi di un punto dove vengono da anni sistemate altre trappoline. Bastano poche ore di appostamento per sorprendere il bracconiere, anche egli fotografato e denunciato. Come se non bastasse il giorno successivo un secondo bracconiere si presenta sul posto, sempre con le sue trappole: anche egli, un giovane cacciatore, è prima fotografato e poi riconosciuto; quando però gli si intima l'alt, se la dà a gambe e si rifugia a casa, da dove infine spara due colpi di fucile a fini intimidatori.
Il 28 aprile interviene infine la Forestale di Latina: durante una perlustrazione delle isole pontine sbarca su Ponza con l'elicottero, sorprendendo un trappolatore in attività sulla piana d'Incenso: 27 trappoline sono sequestrate, tutte piene di stiaccini, morti o gravemente feriti alle ali dalla morsa della tagliola. Sebbene il trappolatore se la dia a gambe, la Forestale è certa di poter rintracciarlo facilmente